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Beatles for sale

Pubblicato da Walrus il Dec-4-2008

Il quarto album dei Beatles, intitolato con una discutibile spiritosaggine “Beatles for sale”, è generalmente riconosciuto come uno dei meno riusciti del gruppo.

La spiegazione che viene fornita fa riferimento alla fretta e allo stato di stress in cui i Beatles vi lavorarono. Quando i quattro entrarono in studio l’11 agosto del 1964, erano reduci da mesi di intenso lavoro senza alcuna pausa. Appena a giugno avevano terminato di incidere “A Hard Day’s Night”, nuovo album e colonna sonora del loro primo film. Erano seguiti un paio di mesi di tourné in giro per il mondo: tra la fine di giugno e tutto luglio avevano suonato in Danimarca, Olanda, Hong Kong, Australia, Nuova Zelanda, Svezia, più un’interminabile serie di esibizioni alla tv e alla radio. Nel frattempo, il 6 luglio il film aveva debuttato nelle sale. Risultato di tutto questo sforzo fu un enorme successo: “A Hard Day’s Night” ai primi di agosto era al vertice delle classifiche sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. E proprio negli States era previsto un breve tour a cavallo di agosto e settembre.



Sembra strano che un gruppo con questa mole di impegni entrasse in sala di incisione. Però il marketing discografico era molto diverso, all’epoca, e il contratto dei Beatles prevedeva non meno di due album l’anno. Quindi si decise di approfittare delle pause tra i concerti per registrare un nuovo lavoro da fare uscire nel periodo natalizio.

E’ comprensibile dunque come i Beatles non disponessero di materiale sufficiente per un intero lavoro. Teniamo conto, inoltre, che il precedente album era composto per la prima volta esclusivamente di canzoni scritte da Lennon e McCartney: aveva costituito quindi uno sforzo creativo difficile da ripetere nel giro di poche settimane.

Il gruppo, perciò, cercò di rimediare recuperando dei vecchi pezzi mai incisi prima. Pescò soprattutto nel vecchio repertorio di classici del rock n’ roll che avevano spesso eseguito dal vivo; ma dovette ricorrere persino a vecchi pezzi Lennon-McCartney in un primo momento scartati.

In effetti, a scorrere la tracklist, ci si può accorgere che su 14 canzoni ben 6 erano cover (Rock And Roll Music, Mr Moonlight, Kansas City/Hey Hey Hey, Words of Love, Honey Don’t, Everybody’s Trying to Be my baby); delle restanti, 5 erano pezzi nuovi e a questi si aggiunse, per fare numero, “I’ll Follow the Sun”, che McCartney aveva scritto addirittura nella sua adolescenza.

Nonostante ciò, l’album fu un successo mondiale, segno che in quel periodo tutto quello che toccavano i Beatles diventava letteralmente oro. Pubblicato per la prima volta in Inghilterra il 4 dicembre 1964 e negli Stati Uniti il 15 con il titolo “Beatles ‘65”, raggiunse presto il primo posto in classifica.

Come ha raccontato a Mark Lewisohn, George Martin al giorno d’oggi non è molto orgoglioso di questo lavoro. Lo ritiene figlio della fretta e della stanchezza e sostiene che rappresenti un momento di pausa nella creatività dei Beatles.

Personalmente non sono così severo a proposito di “Beatles for sale”. E’ senz’altro un album discontinuo e presenta del materiale di seconda scelta. La maggior parte delle cover, però, ci offrono la consueta grande capacità dei Beatles di migliorare le canzoni altrui: provate a confrontare “Rock And Roll Music” e “Kansas City” con le versioni originali e noterete una grande differenza in termini di forza e impatto sonoro.

Quanto alle canzoni nuove, non hanno tutte lo stesso standard qualitativo. Ma presentano comunque sparse qua e là delle piccole innovazioni tecniche e sperimentazioni, segno che davvero i Beatles erano soltanto stanchi e sotto pressione, ma affatto in calo di creatività. “I feel fine” ci presenta il primo feedback nella storia delle incisioni rock, “Eight Days a Week” inizia con un’inusuale dissolvenza in entrata, “Every Little Thing” e la deliziosa “What You’re Doing” offrono delle interessanti sperimentazioni, soprattutto a livello di percussioni. E non dimentichiamo che durante le stesse sessioni i quattro registrarono “She’s a Woman”, non destinata all’album, che anticipa di un anno e mezzo circa le innovazioni sul suono di basso che i Beatles avrebbero apportato nel periodo di “Rain” e “Paperback Writer”.

Per non parlare di “I’m a Loser”, il cui testo rappresenta uno dei primi tentativi di Lennon, sotto l’influenza di Bob Dylan, di scrivere in modo autobiografico e lontano dai soliti cliché “boy meets girl”.

Un album di transizione, dunque, non certo un capolavoro, ma che merita di essere ascoltato per molte buone ragioni.

p.s. o forse ci sono affezionato solo perché è stato il disco con cui ho completato, da bambino, la mia collezione di vinili. Entrai in negozio con l’intenzione di comprare soltanto “With the Beatles”, poi il negoziante mi avvertì che di lì a poco avrebbero convertito il negozio ai soli cd. Quindi affrettai l’acquisto di “Beatles for sale”

Beatles for Sale


  1. Enrico Commenta,

    E’ forse il loro album più acustico e c’è secondo me una delle loro canzoni migliori, ovvero “No Reply”.
    Inoltre credo che chiuda il loro primo periodo, in Help! già si sentono suoni ed effetti più ricercati che anticipano Rubber Soul.

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