L’Album Bianco

Quando fu pubblicato il doppio album “The Beatles”, subito ribattezzato il “White Album” dal colore della copertina, critica e pubblico gridarono all’ennesimo successo del quartetto di Liverpool. Tony Palmer sull’Observer espresse il famoso giudizio secondo cui i Beatles erano i più grandi compositori di canzoni dai tempi di Schubert. Ma quell’articolo, divenuto celebre per questo paragone, andava ben oltre, esprimendo un entusiasmo totale per la varietà musicale del disco: “volete del rock ‘n roll? I Beatles lo hanno fatto e meglio… volete del blues? I Beatles lo hanno fatto e meglio…”
Ciò che pubblico e critica ignoravano era che l’album era stato il frutto di mesi penosi di litigi tra i Beatles stessi e tra loro e il personale tecnico, di consumi di droga e notti passate a menare il can per l’aia senza produrre niente di buono. Quello che sembrava l’ennesimo successo, era il realtà il primo passo verso lo scioglimento del gruppo.
Quando i Beatles iniziarono le incisioni il 30 maggio 1968, l’evento rappresentava per loro il ritorno in studio dopo la lunga e quasi ininterrotta session che aveva prodotto Sgt. Pepper e Magical Mystery Tour. Da allora molte cose erano cambiate. Brian Epstein, il loro manager, era morto per ovedose di pillole. I quattro, smarriti, avevano cercato rifugio nel ritiro spiriturale in India al seguito del santone Marahishi: ma dopo la deludente conclusione dell’esperienza, si erano quasi del tutto lasciati alle spalle le suggestioni hippie. Nel mondo, l’estate dell’amore 1967 lasciava spazio alle barricate del 1968.
Ma era John Lennon quello maggiormente cambiato. Nel giro di pochi mesi si era liberato dalla dipendenza da Lsd e aveva incontrato la donna della sua vita: la famigerata Yoko Ono. L’unione di questi due eventi lo avevano portato a tornare a quell’aggressività e quell’egocentrismo che lo avevano caratterizzato nei primi anni. Accortosi di aver quasi perso la leadership del gruppo, sembrava più che deciso a riconquistarla.
Le cose cominciarono ad andare storte sin dal primo momento. Tanto per incominciare, John impose agli altri la presenza di Yoko in studio, un fatto senza precedenti che costituiva un’intrusione fastidiosa nel lavoro del gruppo. Poi pretese che i Beatles in un certo senso si politicizzassero, proponendo come primo pezzo Revolution e reclamandolo come futuro singolo. Gli altri tre (e soprattutto Paul), temendo le reazioni dell’opinione pubblica, cercarono con diplomazia di farlo desistere, creando un primo motivo di contrasto. John - forse per ripicca - incise praticamente da solo il pezzo successivo: Revolution 9, un collage dadaista di rumori e voci tanto sperimentale quanto noioso.

Da quel momento in poi le incisioni proseguirono per mesi secondo una prassi inedita. Ognuno di loro incise le proprie canzoni utilizzando gli altri come semplici sessionmen, spesso curando in totale solitudine le sovraincisioni. Quella che era stata la loro arma vincente - il lavoro di gruppo - era praticamente svanita. Il clima in studio - a quanto raccontano i testimoni - era pervaso da un costante nervosismo, con i Beatles spesso e volentieri a litigare fra loro e con i tecnici. Molte volte si presentavano in evidente stadio di alterazione (Lennon aveva cominciato a consumare eroina), costringendo il personale a lunghe sessioni notturne e assumendo inoltre insopportabili atteggiamenti da rockstar.
Ne sono prova i numerosi incidenti diplomatici. Geoff Emerick, il geniale tecnico che stava dietro al successo di Revolver e Sgt Pepper, abbandonò a metà il lavoro, non tollerando più il clima teso che si era creato. George Martin rimase fino alla fine, ma senza riuscire più ad avere davvero il controllo della situazione: spesso lasciò i Beatles autoprodurre alcune canzoni, e addirittura a un certo punto se ne andò in vacanza, come se non fosse più necessario. Il culmine lo si raggiunse quando Ringo Starr abbandonò le registrazioni annunciando di voler lasciare il gruppo: non ne poteva più di dover essere il sessionmen di tre egocentrici che non sapevano nemmeno bene cosa volevano.
Stante questa situazione, stupisce che riuscirono a portare a termine il lavoro. Ma il prezzo da pagare fu un’opera eccessiva e incoerente, con troppi sbalzi di qualità e un numero impressionante di filler quanti mai se ne erano visti in un loro disco. Un doppio album, 30 canzoni: ma più che altro l’unione di tanti album solistici.
Noto è il parere di George Martin, che tentò inutilmente di convincere i quattro a scegliere le 14 migliori canzoni e produrre un album singolo. A distanza di 40 anni, il produttore è dello stesso avviso. Non così Paul McCartney, che con la consueta autoindulgenza difende tuttora quella decisione.
Vi dirò il mio parere.
Sono molto legato a questo album e rimane uno dei miei preferiti in assoluto, non soltanto dei Beatles. Ricordo ancora l’emozione, da bambino, di scartare l’Lp e metterlo sul piatto ascoltando per la prima volta “Back in the USSR”.
Tuttavia devo ammettere che è un disco pieno di filler e da quando esistono i cd e gli iPod ho cominciato a usare parecchio il tasto forward. Andrò pure controcorrente, ma nessuno mi toglierà dalla testa che “Obladì Obladà” è una delle canzoni più stupide mai scritte: mi dà i nervi soltanto ascoltare l’inizio.
In verità credo che l’album rappresenti un notevole balzo di creatività di Lennon e un momento di flessione di Paul. Dopo aver retto quasi tutto il lavoro compositivo tra il 1966 e il 1967, nel ’68 McCartney, a parte “Lady Madonna” e la splendida “Hey Jude” (non pubblicate sull’album), non riusciva a proporre niente di meglio che scarabocchi incompiuti, che avevano tutto il sapore di improvvisazioni in studio.
Quindi do ragione a George Martin, e mi unisco anch’io al giochetto che ha appassionato molti fan dei Beatles, di stilare la loro propria lista delle 14 migliori canzoni.
Queste le mie preferite:
1) Back in the USSR
2) Dear Prudence
3) While my guitar gently weeps
4) Happiness is a warm gun
5) Glass Onion
6) Blackbird
7) I’m so tired
Julia
9) Yer Blues
10) Cry Baby Cry
11) Helter Skelter
12) Long Long Long
13) Sexy Sadie
14) Good Night
E voi che ne pensate? Qual è la vostra lista?
Aderisco anch’io al giochetto dei 14 brani:
1. Cry Baby Cry
2. Glass Onion
3. Happiness is a warm gun.
4. I’m so Tired
…più dieci posti vacanti. Anche se per qualche disturbo mentale sono affascinato da Blackbird.
Su Obladì Obladà meglio stendere un velo (im)pietoso: ricordo che sulla musicassetta (vecchi tempi) che avevo non scrissi il titolo bensì ‘L’immonda schifezza di Paul’
E’ stato con una cassetta di estratti da The Beatles che ho cominciato ad ascoltarli seriamente (da piccolo a tre anni mi guardavo a ripetizione la VHS di Yellow Submarine in lingua, ma poi fino alle medie non mi sono più avvicinato alla loro musica).
Devo dire che non mi riesce proprio ridurlo a 14 canzoni. Al massimo posso fare il contrario, ovvero un elenco di quelle di cui potrei fare a meno:
1) Wild Honey Pie (
Revolution 9 (onestamente mi sembra tempo perso)
2) The Continuing Story Of Bungalow Bill
3) Don’t Pass Me By (dovrebbe essere almeno accorciata di una strofa)
4) Why Don’t We Do It In The Road? (comunque dannatamente divertente)
5) Everybody’s Got… (i suoni però sono molto rock!)
6) Helter Skelter (non riesco ad ascoltarla tutta)
7) Savoy Truffle (ma col tempo mi ci sono abituato
9) Good Night (mixata bassissima!)
Al di là di tutto però il “White Album” rimane una pietra miliare nella discografia Beatlesiana e anche i pezzi più idioti danno una dimensione di spensieratezza che oggi non percepisco più nella musica per giovani, tutta concentrata su di sé, come se fatta da assoluti geni. La cosa che apprezzo dei Beatles è che hanno fatto ottima musica tendenzialmente senza mai prendersi troppo sul serio.
P.S.: Ob-La-Di, Ob-La-Da sarà pure stupida, ma mai quanto Hello Goodbye, vero picco negativo di inventiva (non nei suoni però).
D’accordissimo su Hello Goodbye (anche se è prodotta magnificamente).
Devo dire che per qualche strana ragione sono affezionato a Wild Honey Pie, un filler ma molto suggestivo. Segnalo una bellissima cover suonata dai Pixies negli anni ‘90 alla Bbc. Un gruppo come loro non poteva che scegliere una canzone come Wild Honey Pie…
Un’altra prodotta abbastanza bene è Savoy Truffle. Purtroppo la voce, come su un’altra di Harrison, Old Brown Shoe, è mixata troppo bassa, però è sorprendente come i suoni siano ancora attualissimi.
il 29 novembre 68 compivo 18 anni e avevo comprato il white album (n.0120168) e un impiantino stereo, per cui mi sono messo cuffia e ho ascoltato tutto di fila. l’effetto stereo era scioccante, dato che i dischi pop erano principalmente in mono. conoscevo la produzione precedente dei beatles fino nei sospiri, ma il white era portentoso.
le mie preferite?
1 while my guitar
2 back in ussr
3 long long long
4 helter skelter
5 savoy truffle
6 dear prudence
7 happiness is a warm gun
8 revolution9
9 yer blues
10 I will
avete mai ascoltato l’edizione Mono?
8
Non conosco la versione mono degli album dei Beatles, ad eccezion fatta dei primi tra album che ho nell’iPod, dato che sono stati acquisiti dai cd.
Tutti gli album che ho recuperato in vinile sono stereo e li ho cercati appositamente così perché non sono un grande amante del mono (anche se ho scoperto che era il formato cui si dedicavano in prima persona i Beatles), al contrario adoro la separazione stereo “estrema”, con alcune cose da una parte e altre dall’altra!
Noto comunque che le tue preferite sono tutte le più durette (eccetto alcune)
Saluti.
Non mi è mai capitato di ascoltare il White Album in mono. Non sono album facili da procurarsi, ma appena ci riesco vi faccio sapere…
Credo però che valga la pena cercarli, anche per capire come li sentiva la maggior parte del pubblico e soprattutto i Beatles stessi. Ho “Sgt. Pepper” in mono, e devo dire che suona molto diverso. Può anche risultare un po’ straniante il primo ascolto, per uno che non ci è abituato.
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